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Data pubblicazione: giovedì 27 febbraio 2003  

RUBRICHE - VIVERE INSIEME

Giovani e depressione: il male oscuro


Lo chiamano il male oscuro, l’epidemia del terzo millennio: la depressione. Malattia in crescita esponenziale, soprattutto nei paesi ricchi o nelle società in forte crescita. Genitori, neppure con tanti capelli bianchi in testa, più amici che padri e madri, di fronte a certe reazioni dei propri figli restano spaesati e non si accorgono che quegli atteggiamenti nascondono, talvolta, sintomi di grande malessere. Ragazzi che vogliono cambiare scuola, che non si trovano bene con i compagni, che non si ricordano più nulla di quanto studiano, ansiosi, aggressivi che evadono di testa, ma restano chiusi soli, nelle loro stanzette. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità affermano che nel 2020 diventerà la seconda causa di disabilità nel mondo al pari delle malattie cardiovascolari. Ma da cosa nasce questa malattia che è in crescita esponenziale? E’ frutto di due grandi vuoti che come vortici spaventosi, fagocitano innumerevoli ed inconsapevoli vittime. Il vuoto che si è venuto a creare nella famiglia allargata non nucleare. La comunicazione tra le varie generazioni, dai nonni ai nipoti, ai figli non è più identica. Le stesse parole sono portatrici di contenuti ed esperienze totalmente diversi. Basti pensare cosa può pensare un ragazzo quando gli si dice “lavoro” e quello che possono pensare i suoi genitori. Universi paralleli che difficilmente riescono ad incontrarsi ma che facilmente si scontrano. Così la depressione è un male che non colpisce solo i figli ma anche i padri e soprattutto le madri, sempre più ansiose, sempre più petulanti, sempre più distanti. Non certamente per colpa loro, ma per un eccesso di zelo protezionista che porta a considerare i cuccioli ancora bisognosi di cure e di attenzioni, magari fino a trent’anni. Poi c’è il vuoto creato da modelli non più esistenti e l’imposizione di prototipi che non sono i nostri. C’è il ragazzo che si deprime perché non può indossare le griffe, quello che non si accetta perché non è balestrato, quello che ha il complesso d’inferiorità perché gli standard sessuali proposti sono irraggiungibili, sia nelle misure che nelle modalità. Newsweek ha titolato un suo numero così: Teen Depression . La depressione degli adolescenti che colpisce 8 ragazzi su 100 negli USA: il 19% degli studenti delle scuole superiori ha pensato di togliersi la vita e due milioni hanno già cominciato a pianificare il suicidio. Grazie a Dio, le percentuali italiane sono molto distanti da quelle americane. La stessa parola “depressione” pare sia diventata una parola acchiappatutto. In realtà, su un articolo apparso in Repubblica il 1 ottobre 2002, il prof Gustavo Charmet, dice: “quello che notiamo tra i giovani non è tanto la depressione, quanto una sofferenza mentale di tipo depressivo, strettamente legata alla crisi evolutiva del periodo adolescenziale; una sofferenza che non viene né capita, né supportata e di cui poi si raccolgono i cocci”. Uno degli indicatori forti, già affrontato in questa rubrica, è il diverso modo di bere che i giovani vivono il sabato sera: dopo un astinenza durata cinque o sei giorni si arriva allo sballo totale con le diverse sostanze psico-attive che rovinano irrimediabilmente i neuroni. Prosegue Charmet: “Davanti a questi indicatori i genitori devono abilitarsi ad usare i frammenti di informazione che arrivano dal figlio, a decifrare i segnali, anche corporei con cui i ragazzo si esprime, anche se parla pochissimo di sé; e non devono mai credere che dietro al più duro e perentorio dei rifiuti dell’adolescente ci si nient’altro che un rifiuto. Perché prima di sbattere la porta di casa, il figlio getterà un ultimo sguardo nello sguardo del genitore, e sarà quello sguardo – nel quale disperatamente cerca approvazione, consenso e tenerezza – che si porterà via”. L’esperienza mi insegna che non sono gli psico-farmaci a risolvere il problema, né anni di sedute. Camminare a fianco a persone significative, ottimiste, può essere un’ottima cura. Condividere con loro la vita e non le parole, fare un pezzo di strada insieme. Forse una delle paure più grandi degli adolescenti è quello di non essere all’altezza, di non essere nessuno. Questa scatena odio, rabbia, istintività animali che distruggono sé stessi e gli altri. Quando tutto questo comprime, si sente la necessità di chiedere aiuto, e quello valido non proviene da chi ti fa dipendere da lui, né da chi ti dice che risolverà il tuo problema. I migliori aiuti sono quelli che ti rendono autonomo e non vincolano la tua libertà. Non bisogna aspettarsi risposte pre confezionate o pillole panacea di tutti i mali, occorre dirsi: il concerto sta per iniziare e la parte solista è la mia, in un qualche modo posso farcela.

Don Salvatore Danilo D’Alessandro

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Giovanni Paolo II

"Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato"
Messaggio nel centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Ges�


Parole di Ges� Divina Misericordia a
Santa Faustina Kowalska
Non finisce con queste piccole imperfezioni, ti rivelo un segreto del Mio Cuore, quello che soffro da parte delle anime elette: l'ingratitudine per tante grazie è il nutrimento continuo per il Mio Cuore da parte delle anime elette. Il loro amore è tiepido, il Mio Cuore non può sopportarlo, queste anime Mi costringono a respingerle da Me. Altre non hanno fiducia nella Mia bontà e non vogliono mai gustare la dolce intimità nel proprio cuore, ma Mi cercano chissà dove, lontano, e non Mi trovano. Questa mancaaza di fiducia nella Mia bontà è quella che Mi ferisce maggionmente. Se la Mia morte non vi ha convinti del Mio amore, che cosa vi convincerà? Spesso un'anima Mi ferisce mortalmente e in tal caso nessuno Mi consola. Fanno uso delle Mie grazie per offenderMi. Ci sono delle anime che disprezzano le Mie grazie e tutte le dimostrazioni del Mio amore; non vogliono ascoltare i Miei richiami ma vanno nell'abisso infernale. La perdita di queste anime, Mi procura una tristezza mortale. In questo caso, benché sia Dio, non posso aiutare in nulla l'anima, poiché essa Mi disprezza; essendo libera Mi può disprezzare, oppure Mi può amare. Tu, dispensatrice della Mia Misericordia, parla a tutto il mondo della Mia bontà e così conforterai il Mio Cuore. Molte più cose ti dirò, quando parlerai con Me nel profondo del tuo cuore; lì nessuno può ostacolare la Mia azione, lì riposo come in un orto chiuso.
 


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