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Data pubblicazione: sabato 7 dicembre 2002  

SPIRITUALITÀ - IL SACRO CUORE E I SANTI

La spiritualità del Cuore di Gesù nella spiritualità di don Mottola

“Vulnerasti cor meum, Deus! Quid reddam tibi? (“Hai ferito il mio cuore, o Dio! Come ti ripagherò?) “Tutto me stesso: è nulla, ma tu ami questo nulla ed io non ho altro. Non faccio, Gesù che questo proposito: darmi tutto e stare in pace nel tuo Cuore divino” (Diario dello Spirito, 20 agosto 1930, p. 49).


“Andai a visitare la Basilica del Sacro Cuore (…). All’altare maggiore c’ è un bel dipinto dell’Apparizione, ma a destra c’è l’Altare di S. Margherita Maria, con il corpo della Santa. Io a questo Altare celebrai. E ripensai nell’anima, a quel che aveva sentito S. Margherita Maria al disgelarsi di quel Cuore. E ripensai al piccolo cuore della Santa, e grande, perché per mezzo della preghiera contemplativa, attirò l’amore infinito in sé. Alcuni anni fa, ho letto di un cuore che saliva, saliva, come una fiamma, e s’immergeva nel Cuore divino che ardeva come un cratere, e si perdeva in Lui – perdutamente.
Poi, andai a visitare la Tomba di Claudio della Colombière, Direttore spirituale della Alacoque¸ho trovato lì l’atto di abbandono alla Provvidenza.
Dio, non si dà mai a noi se noi non ci diamo a Lui: in qualunque ordine, sia naturale che soprannaturale, sia mistico, anzi specialmente mistico” (FL, 62, p. 123).

0. Premesse

Mi sembra necessario premettere alcune annotazioni che in qualche modo possono offrirci un quadro di quanto viene esposto in questa riflessione.

 Il percorso:

1. Una definizione di Spiritualità
2. La spiritualità del Sacro Cuore
3. Quale la spiritualità in d. Mottola
4. Caratteristiche della spiritualità

 Il lavoro è frutto di una semplice riflessione, per così dire, personale: non ha la pretesa di una esposizione sistematica del Pensiero del Padre circa la tematica della presente.
 Il limite, che però può tornare anche utile, è dato dall’accostamento ai testi: i testi che saranno citati sono quelli che tutti noi possediamo e che sono quotidianamente consultabili e in modo personale.
1. Che cosa è SPIRITUALITA’

“La ricerca sulla spiritualità è una ricerca sulla identità. Il primo germe di novità è dato dal significato stesso di spiritualità.
Spiritualità è ricomprensione e riorganizzazione dei personali sistemi di significato, operata a partire da una decisione esistenziale per Gesù Cristo e per il suo progetto di vita. La ricerca sulla spiritualità investe perciò la definizione dell’identità personale.
Non è un aspetto marginale dell’esistenza; né connota prima di tutto cose da fare o da evitare. Spiritualità è stile di vita e autoconsapevolezza riflessa di questo stile. Il cristiano attento si rende conto, almeno intuitivamente, di collocare a quadro la sua opzione per Gesù Cristo solo se egli rappresenta il determinante della sua struttura di personalità. Egli avverte però la difficoltà pratica di dare un contenuto preciso a questo orientamento, la difficoltà cioè di definire in modo operativo cosa significhi fare di Gesù Cristo e del suo progetto il determinante di una esistenza tutta giustamente giocata in termini di autonoma responsabilità, di libertà creativa, di solidarietà intensa.
D’altra parte, solo questa corretta collocazione, questa integrazione tra la sua vita e le esigenze della sua fede, lo costituiscono come uomo-che-vive-nello-Spirito” (R. Tonelli).
O, ancora, come troviamo nell’ IM, 52 e nelle LC, alle Oblate, 18.01.1942:

“Spiritualità è virtù di religione in concreto – nella nostra concretezza storica -, è stile cioè carattere – arte. Se l’arte – sintesi di idea e di storia – non è personale, non è arte. Ma,pur nelle differenze individuali, ci sono delle inconfondibili correnti artistiche, perché le idee trascinano le persone e creano il clima storico.
E così anche nell’ arte divina, che ha per esemplare Cristo: lo splendore del Padre che si fece carne.
La storia vera la scrivono Santi : per essi, plagiari di Cristo, Cristo entra più vitalmente nell’umanità e l’uomo attinge il fine.
Ecco perché la Chiesa è necessariamente santa, ed esprime perenne la sua vitalità con una fioritura di santi.
Il plagio – la spiritualità – muta per il dispiegarsi diverso all’anima del mistero di Cristo e per i diversi atteggiamenti d’anima in rapporto al mistero”.

Il concetto di “spiritualità = plagio” è presente in tutto il pensiero del Servo di Dio, è il “divinizzarsi come l’ostia pura”, il “cristificarsi”, “l’imparare e copiare il Cristo”, e pertanto è da pensare che l’inserimento, l’organizzazione, la ricomprensione della propria vita, così come un significato moderno di spiritualità vorrebbe dire, non è tanto opera dell’uomo, del cristiano, ma è quel quotidiano lasciarsi trasformare dall’azione dello Spirito Santo.

2. La Spiritualità del SACRO CUORE

Chi considera l’insieme della letteratura riguardante il mistero di Cristo, si trova di fronte a due interpretazioni contrastanti.
- La prima muove dalla scena del costato trafitto, quale viene riportata dal vangelo di Giovanni (19,31-37) e ne medita i vari aspetti che si possono presentare al cuore dei credenti. Nel corso dei secoli questa contemplazione ha messo in luce le grandi ricchezze suggerite dai numerosi simboli presenti nel racconto di Giovanni: la ferita del costato, il sangue e l’acqua, o dei sacramenti dell’eucarestia e del battesimo.
- La seconda, apparsa più tardi, si fissa ugualmente sulla scena del Costato trafitto, ma considerandola sotto un’angolatura quasi esclusiva: qui il costato trafitto rimanda ad una realtà interiore non espressamente indicata dall’evangelista, ma che ne contiene il significato essenziale, il Cuore di Cristo. Tale prospettiva sarà approfondita dall’apparizione a Paray le Monial, dando al culto del Cuore di Gesù una portata universale.

L’attenzione dei teologi privilegia da sempre due aspetti o elementi: la considerazione del cuore fisico di Gesù da una parte e, dall’altra, il valore simbolico del cuore come tale. Tutte le discussioni dei teologi si pongono in questa prospettiva. Possiamo dire però, che a partire dall’enciclica “Aurietis aquas”, quando parliamo della devozione al Cuore di Gesù siamo tributari di questa seconda prospettiva. Il cristiano ha espresso tale riferimento attraverso tre forme: il culto, la devozione, la spiritualità. Tutte e tre le forme, sempre valide per la vita del cristiano, suppongono un modo particolare di riferirsi allo stesso mistero: adesione, coinvolgimento delle varie dimensioni della vita, riespressione attraverso atti particolari. Chiaramente il modo di riferimento assume un valore particolare nella vita di ogni persona: uno è vivere in la dimensione cultuale, altro è quello devozionale, altro ancora è assumere questo “particolare” del mistero salvifico di Cristo. Tale valore viene dato ordinariamente, e qui ci viene incontro l’idea che noi abbiamo di spiritualità, dalla riorganizzazione della propria vita attorno a questo particolare del mistero di Cristo.

Dice d. Mottola: “L’amore al Sacro cuore non è un amore qualsiasi: è amore di carne divinamente alzato dalla volontà, amore soprannaturale di Cristo incarnato, amore divino di Spirito Santo” (FL, 105, p. 185).
E poco prima: “Il Sacro cuore è il Cuore dei cuori.
“E’ un Essere senza il peccato originale – l’Uomo - Dio, in cui la carne ubbidisce perfettamente allo spirito. In ubbidienza piena. E’ come uno strumento musicale, il Cristo, in cui ogni nota ha la sua vibrazione, nell’armonia divina di lui.
E’ questa la sintesi suprema del Cristo, essere umiliato per amore di noi, suoi fratelli. Nella Sacra Scrittura si legge: “Occisus est quia Ipse voluit”. La Croce è perenne nei secoli. In obbedienza al Padre – sempre.
E’ lo Spirito Santo, in lui è sostanzialmente presente, e lo lega indissolubilmente al Padre, in unità di sostanza.
Tre Persone – unico Dio.
La nostra gloria sta nell’essere uniti indissolubilmente al Cristo, e per lui all’Assoluto – per mezzo del Cuore che ha tanto amato gli uomini” (FL, 72, p. 142).

E nella Lettera ai tre rami della Famiglia oblata, commentando l’avvenimento della Enciclica “Aurietis Aquas” del 15 maggio 1956, troviamo:
“Dio trinitario si conclude con lo Spirito Santo, se Dio ha bisogno di essere concluso, che scende e crea.
Tutto ha nominanza nel Verbo di Dio, lo Spirito Santo è la parte dinamica di tutto l’essere.
Scende e crea la vita… Tutto deve essere in ordine.
L’amore dev’essere ordinato a qualcosa che ci supera, altrimenti è falso amore, come la luce del sole che va sempre in alto.
Noi siamo ordinati a Dio, all’Essere supremo, che ci attrae con infinita sollecitazione.
Altrimenti siamo dei raggi spenti.
Ancora, la Chiesa corpo mistico di Cristo, riceve dal suo fondatore ogni ansito di bellezza, ma lo Spirito santo vivifica e divinamente crea.
Il Cristo ci dà i sacramenti, escono dal cuore suo prezioso il battesimo, la penitenza, la cresima e tutti gli altri sacramenti, specialmente l’Eucarestia.
L’Eucarestia è il poema più radioso del nostro culto verso il Signore, che dà tutto se stesso in cambio di un po’ di amore finito.
E’ l’infinito che crea il finito per divinizzarlo.
La preghiera ci unifica, ci india in Cristo, fino al nostro naufragio completo in Dio.
Non un vano sentimentalismo, ma il pensiero innamorato di Spirito Santo, che cerca senza riposo, e nel riposo cerca Dio”. (LC, p. 48).

3. Quale la spiritualità in DON MOTTOLA?

Mi sembra non possiamo parlare di una particolare, univoca e separata spiritualità del Cuore di Cristo nella Spiritualità di don Mottola, se per tale intendiamo dire “un sistema di significati che da corpo e vita ad un sistema personale” nel quale comprendere la sua idea, il suo pensiero, la sua parola, le sue azioni.
Tutto viene ricondotto ad unità e nell’unità a Cristo. La spiritualità in don Mottola è una, come una è l’Idea, e una la sorgente: Cristo, l’oblato divino.

E’ innanzitutto una spiritualità Cristocentrica, tutto ruota e converge in essa. Ogni espressione e ogni riferimento al Cuore di Cristo devono essere riportate a Cristo.
Egli è il centro ispiratore, la sorgente dinamica da cui proviene ogni movimento verso Dio e verso i fratelli. Tutto, ricondotto, a Cristo viene per così dire divinizzato, “come l’Ostia divina”. (Sarebbe interessante a tal proposito riprendere alla luce di questo discorso la pagina dell.’ IM che ha come titolo “ La devozione a Cristo”, p. 72-73 e, che costituisce quasi una sorta di manifesto del cristocentrismo di d. Mottola).

“Il cuore finito dell’uomo: con molti vizi, molte possibilità di bene, si aderge verso il sommo bene.
Con tutto il cuore fisico, con tutta la sua volontà, con tutto il suo intelletto.
Ma c’è un altro cuore, il Cuore di Gesù, d’infinita misericordia.
Gesù è uomo Dio, che copre i nostri difetti, e innalza la nostra finitezza umana fino a Lui – al suo Cuore divino.
E’ il Cuore dei cuori.
E’ l’unico mediatore il Cristo.
Lo Spirito Santo è il cuore fiammante di Dio – è Dio.
Ci attira a sé con la sua grazia e con i suoi doni, specialmente con la sua Sapienza.
La Sapienza è il sapore di Dio.
In questo vortice si perde il nostro cuore finito” (FL, 206, p. 328).

L’uomo così perso in Dio è l’uomo spirituale, l’uomo plagiario di Cristo, l’uomo divinizzato dalla grazia di Dio.
“La nostra spiritualità oblata ha un centro, vorrei dire un’idea ispiratrice, un ideale.
La nostra spiritualità oblata ha un tono, una maniera, uno stile, una fisionomia propria .
Ha delle direttive particolari, da ricordare e meditare spesso.
Noi dobbiamo fare di tutto il nostro essere un capolavoro, un’opera d’arte.

Qual è l’idea centrale, ispiratrice della nostra spiritualità oblata?
Una sola: Cristo.
Il verbo di Dio che si fece uomo, e facendosi uomo riannodò la nostra umanità, la nostra povera storia piena di miserie e di peccato, risuonante di dolore, che aveva il tanfo della terra, alla luce di Dio.
Noi vediamo tutto in Cristo, Egli è per noi l’unica luce attraverso cui vogliamo risolvere tutti i problemi.
L’unico amore nostro, oggetto del nostro sacrificio.
Vediamo tutto in Cristo, amiamo tutto in Cristo “ (PF, 3-4 Marzo – Aprile 1969)..

4. Caratteristiche della SPIRITUALITA’

- E’ Spiritualità dell’offerta: offerta di Dio all’umanità e offerta dell’umanità a Dio, che sempre si rinnova e che trova nell’Eucarestia la massima espressione.
- E’ Spiritualità dell’obbedienza e della ricerca della volontà di Dio e perciò spiritualità della Croce, del silenzio e dell’immolazione di sé.
- E’ Spiritualità dell’incarnazione: l’oblato è il pellegrino, il certosino, la Carmelitana della strada che trova rifugio non nel chiostro o nella certosa, ma che fa del proprio cuore, della storia e della vita degli uomini la sua certosa e il suo chiostro.
- E’ spiritualità che si nutre alle sorgenti del Cuore di Cristo: la parola e i sacramenti.
- E’ Spiritualità che trova alimento, vita e forza nella preghiera, tendenzialmente contemplativa, ma che non trova soddisfazione definitiva nel contemplare l’oggetto del suo amore e della sua ricerca, ma continuamente immette “l’eterno nel tempo”.
- E’ spiritualità della “sete divina”, quella sete espressa dal Cuore di Cristo che sulla Croce disse “ho sete”: sete di amore, sete dei fratelli, sete di ogni uomo, da cui proviene ogni opera e ogni forma di apostolato e servizio ai fratelli.
- E’ spiritualità dell’unità: unità col cuore di Cristo, uni nell’unico.
- E’ spiritualità della comunione e della fraternità universale.

Tali caratteristiche, quasi a forma di slogans hanno trovato nella vita del Padre, d. Francesco Mottola e della sua Famiglia, che ha voluto una, sebbene nella varietà e diversità di consacrazione, di dono, di apostolato di opera, perfetta applicazione attraverso fratelli e sorelle che hanno attinto dal cuore di Cristo l’alimento necessario per una vita di oblazione e di santità, ma continuano ad interpellare ciascuno di noi a “non volgersi indietro e non lasciare la mano dall’aratro”.

Concludo ancora con la parola del Padre e che è del 14 luglio del 1967:
“ Il Cuore di Gesù è esempio splendido e magnifico di unità e di apostolato.
Amò il Padre, a cui è sostanzialmente unito, divinamente unito.
Dal Cuore di Gesù vengono i sacramenti e l’apostolato – tutti insieme.
E’ magnifico questo esempio di apostolato.
Dunque diamoci al Sacro Cuore di Gesù, perché in lui c’è la pienezza.
Diamoci, per parecchie ragioni: siamo cristiani, apparteniamo alla chiesa Cattolica Apostolica Romana, siamo Oblati del Sacro Cuore, siamo anime a lui consacrate.
L’unità è il principio dell’essere, del nostro essere concreto, non astratto.
Viviamo in unità col Cuore di Gesù.
E tutto ci sembrerà facile, ovvio, per l’afflato che abbiamo con Lui.
Siate uni nell’Unico.
Abbiamo parecchi caratteri, parecchi gradi di cultura, parecchie ardenze di vita, ma dobbiamo tutto superare per l’Idea.
Siamo gli araldi del sacro Cuore di Gesù, che è il cuore dell’Uomo – Dio.
E’ l’eterno nel tempo, il cuore di Gesù, che assomma tutti i diritti umani e li porta a Dio.
A cui è vitalmente unito” (LC, Agli oblati, p. 187).


Don Giuseppe Sergio

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