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Data pubblicazione: lunedì 17 marzo 2003  

RUBRICHE - SAGGI DI STORIA CALABRESE

La devozione carmelitana a Dasà

La devozione alla Madonna del Carmine si innesta nella pietà per le Anime del Purgatorio, che nella iconografia classica sono rappresentate circondate dalle fiammelle ai di Lei piedi nell’atto di aggrapparsi all’abitino da Lei offerto per essere sollevati alla felicità eterna.
L’atteggiamento dei personaggi, sia nei gruppi statuari che nelle pitture, interpreta plasticamente il privilegio sabatino, secondo il quale la Vergine promise che il sabato dopo la morte di ciascun suo devoto sarebbe scesa nel purgatorio per portarlo accanto a Lei nella gloria del suo Figlio. Non può essere insensibile ai richiami dei propri figli sofferenti la madre attenta e provvida (nozze di Cana), che accettò sul Gòlgota ai piedi della Croce la maternità dell’intera umanità donatole dall’ormai morente suo Figlio Redentore.
Non visitata l’1 ottobre 1630 dal delegato vescovile, la cappella delle Anime del Purgatorio nel 1642 era eretta dentro la chiesa filiale di Santa Maria della Consolazione nota anche col titolo della Concezione perché dentro di essa aveva sede l’ancora attiva omonima confraternita aggregata alla primaria arciconfraternita romana il 16 maggio 1587 ( 1).
Il procuratore Giovanni Leo il 9 novembre 1647 pagò 0,22 ducati ad un non meglio indicato pittore mastro Teodoro per uno quadricello dell’anime del Purg(atorio) ( 2).
Nell’ottobre–novembre 1652 versò 0,50 ducati per l’iscrizione al Monte dei fratelli e delle sorelle il vescovo di Mileto, mons. Gregorio Panzani che governò la diocesi nel ventennio 1640–1660 ( 3).
Informa un apprezzo giudiziario del feudo d’Arena redatto nel 1653 che in suffragio delle Anime del Purgatorio la confraternita faceva celebrare due messe ogni giorno ( 4).
Sull’altare della cappella il 25 marzo 1655, quell’anno giorno di Giovedì Santo, fu esposto alla venerazione dei fedeli il Crocefisso ligneo commissionato allo scultore napoletano Giuseppe Maresca, che per compenso riscosse 31,00 ducati in due rate ( 5). Per volontà del parroco Salvatore Santaguida, la statua nel 1961 è stata collocata sopra l’altare maggiore della chiesa parrocchiale.
Per la devozione suscitata dalla presenza di quell’artistica statua acquistata otto anni prima, la cappella nel 1663 era già indicata col titolo del Santissimo Crocefisso ( 6).
La prima notizia della devozione alla Madonna del Carmine si riscontra in una platea della chiesa della Madonna della Consolazione, redatta l’1 novembre 1680 dal notaio Domenico Nesci ed integrata con aggiunte fino al 1771. L’anno 1696 nella cappella si celebravano due messe ogni settimana per le anime di Giovandomenico Riviglio e di Carafina Covalea ( 7).
L’altare fu visitato l’8 giugno 1716 nella chiesa della Consolazione, che dai primi anni del ‘700 fino al 6 dicembre 1775 funzionava da parrocchiale per la ricostruzione della chiesa matrice di San Nicola ( 8).
Non è dato sapere da chi o come fosse stato assegnato il diritto della nomina del cappellano al priore del real convento di San Domenico della non lontana Soriano ( 9).
Il visitatore il 26 maggio 1722 trovò l’altare sprovvisto di tutto, ed ordinò di provvedere del necessario per le celebrazioni delle sacre funzioni. Il cappellano, il sac. Antonino Montagnese u. i. d.r, aveva ottemperato alle prescrizioni perché il 10 agosto dell’anno seguente l’altare era decentemente ornato (10).
Lo stesso cappellano, diventato arciprete di Dasà il 9 aprile 1731, trascurò l’altare. Questo il 16 maggio 1735 era mediocremente ornato, ed il visitatore sac. Giovanni Sabatini ordinò di provvedere entro agosto per il Crocefisso scolpito e per la carta con le preghiere del lavabo. Trovato interdetto il 10 luglio 1743 dal canonico Nicola Ioppolo, rimase tale e non fu più menzionato nelle visite successive (11).
I sacerdoti riferirono il 20 luglio 1751 che l’altare era stato demolito, e siccome non risultavano adempiuti gli obblighi delle celebrazioni delle messe dei legati, e neanche fu esibito il rendiconto amministrativo, il visitatore ordinò di presentare una relazione al vescovo di Mileto (12).
Nel pro-memoria consegnato dall’arciprete Pasquale Iaconis nell’atto della visita effettuata il 3 giugno 1794 dal vescovo Enrico Capece Minutolo si legge che un quadretto della Madonna del Carmine era posto sopra un altarino all’interno della chiesetta-cimitero attaccata alla sagrestia della chiesa della Consolazione. Stando a un’annotazione del 1799 il quadro doveva essere stato spostato nello spazio tra la cappella della Madonna della Grazia (ora di San Rocco) e l’arco maggiore (13).
L’altare del Carmine era già stato eretto nella chiesa parrocchiale nel 1850, e fu demolito insieme a questa nel 1930 per la costruzione dell’attuale. Il nuovo altare fu costruito nel 1948, o con maggior probabilità nel 1949, dal concittadino Domenico Ruffo che poi emigrò a Buenos Aires dove morì il luglio 1996, mentre era procuratore Francesco Fusca (la guardia municipale).
Sulla parete vicino all’altare si ammira un’ottocentesca tela ad olio, senza firma e data, attribuibile al sacerdote-pittore Emanuele Giuseppe Pàparo (1778-1828) di Monteleone, l’attuale Vibo Valentia, o ad un suo discepolo.
Nella nicchia dell’altare è collocata una statua lignea, scolpita nel 1868 dallo scultore locale Gabriele Corrado. La scritta sulla faccia anteriore dello scannello, maldestramente riprodotta, ricorda che fu commissionata a cooperazione di Giosuè Ierardo. Ma potrebbe essere stata male copiata, perché in realtà il committente versò del suo il compenso allo scultore.
Il nostro giovane parroco d. Pietro Cutuli, promuovendo il 14 agosto di quest’anno 2002 la solenne incoronazione della statua della Madonna del Carmine presieduta dal vescovo di Mileto mons. Domenico Tarcisio Cortese, rifonda dopo tre secoli un’istituzione mariana e restituisce alla comunità di Dasà la pienezza di un’antica devozione che da tempo si era ridotta alla celebrazione della messa di suffragio per le Anime del Purgatorio ogni primo lunedì di mese.



n o t e

1) A. TRIPODI, La confraternita dell’Immacolata di Dasà- Memoria per il IV centenario della fondazione, Acquaro 1986, p. . La confraternita si trasferì nella propria chiesa l’anno 1729.
2) ARCHIVIO STORICO DIOCESANO di MILETO (=ASDM), Libro dove stanno notate l’entrate della Cappella dell’Anime del Purg(atori)o di Dasà,f.
3) ibidem, f. .
4) L. CARLIZZI, Carte dell’Archivio Caracciolo d’Arena – Inventario, Ionadi 1997, p. 69.
5) ASDM, Libro dove …, f. .
6) ibidem, f. .
7) ARCHIVIO DI STATO di CATANZARO, Platea della chiesa di Santa Maria della Consolazione di Dasà, f. 43.
8) ASDM. Visite pastorali, vol. 7°, f. 518.
9) ibidem, vol. 8°, f. 79.
10) ibidem, vol. 9°, f. 263.
11) ibidem, vol. 10°, f. 90v.
12) ibidem, vol. 10°, f. .
13) ibidem, vol. 12 bis, f. 186;

Antonio Tripodi, Diacono

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